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Caserta la vecchia e la nuova

Fino alla metà del Settecento esisteva soltanto un villaggio, detto La Torre per via di una torre feudale degli Acquaviva d'Aragona: in 150 anni appena, attorno a quell'imponente e sfarzoso complesso che è la reggia, Caserta è nata ed è cresciuta fino a diventare capoluogo di provincia e importante crocevia di comunicazione. Il nome lo ha mutuato dall'abitato medievale che sorgeva poco distante, su un colle, e che da allora si conosce come Casertavecchia. La città vecchia si raccoglie attorno alla cattedrale, costruita nel XII secolo, nella quale confluiscono elementi dell'architettura romanica, musulmana e benedettina. Di essa, il particolare da notare è il tiburio, capolavoro di finezza cromatica per ricchezza di colori e motivi. La città nuova può suscitare la malinconia, per quelle sue radici così condizionate e quello sviluppo tanto rapido, ma può anche stimolare la ricerca delle tracce di un ambiente ricordato come di mitica bellezza: uno dei tratti peculiari dell'antica presenza umana è la coltivazione della vite combinata con i pioppi, che forma alti festoni tra gli alberi e nei campi. Da segnalare nell'immediata periferia, in località San Silvestro, l'oasi naturale realizzata dal Wwf; inoltre le numerose iniziative culturali e di costume promosse dalla città, tra le quali spiccano ‘Caserta art festival', una rassegna di musica danza e teatro che si svolge tra agosto e settembre entro la suggestiva cornice della reggia, nonché il celebre ‘Natale alla reggia' che propone ogni anno un valido ciclo di concerti nella Cappella Palatina e nel teatro di corte, sempre all'interno della reggia. La città si trova ai margini della pianura nota come Terra di Lavoro – l'etimologia non richiama il labor (lavoro) bensì i leborini, che anticamente vi abitavano - la quale per secoli contribuì a soddisfare i fabbisogni alimentari di Roma e più tardi del regno di Napoli.


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